Nato a Milano, è' docente presso l'Accademia di Belle Arti di Carrara vive e lavora a Pieve a Elici, Massarosa (LU). "La poetica delle piccole cose è spesso frutto dell'ingegno di coloro che, invece, pensano “in grande”. Coloro il cui spirito si eleva al di sopra del quotidiano, per avere una visione più ampia, pur partendo dal quotidiano stesso. Coloro a cui capita, magari, per la sola visione di oggetti di cui tutti noi facciamo uso o ne siamo semplicemente circondati, di avere il dono o la vocazione per trasferirli in un altro da sé o in un altrove metaforico e poetico.
Forse è il caso di Riccardo Luchini, pittore che, ricordo con piacere, -quando intraprendemmo con il Consiglio regionale della Toscana la grande e ambiziosa sfida di costruire una collezione di arte contemporanea proprio nel cuore più conservatore e tradizionale di quella Firenze medievale e rinascimentale -fu il primo a crederci donando un'opera significativa della propria idea sull'arte d'oggi. Olio su tela, brulicante di luce e di passione, la sua opera raffigurava un comodino. Ho pensato allora che l'autore, e oggi ne sono convinto vedendo le ultime sue evoluzioni, sia un cantore del piccolo che vince sul grande, di quella poetica a cui mi richiamavo in apertura, delle piccole cose, dove piccole sta per quotidiane e anche a significare un microcosmo spesso trascurato da una disattenzione tipica di una societa “mordi e fuggi”; non a caso la produzione più recente raffigura periferie di metropoli dove tutto si ferma per un felice pennello. Luchini ha la capacità di far diventare protagonisti del nostro tempo 79 le pause, sapendo usare con maestria il colore e la prospettiva, pause come il fermo immagine di una periferia, come una Figura umana solitaria nel grande vuoto desolante della città, come un oggetto di uso comune. Novelle nature morte, le creazioni di Riccardo Luchini sono soggetti silenti e veicoli di partiture cromatiche melodiose, apprezzate e amate ancor di più se li meditiamo come pause, appunto, del nostro fare, un agire spesso troppo veloce e quindi miope." On. Riccardo Nencini
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